Cura della Stenosi lombare

Terapia di stenosi lombari e lombalgie

La stenosi lombare è una patologia della colonna vertebrale che può causare una notevole sofferenza e a cui è necessario porre rimedio.


SINTOMI E DIAGNOSI

Le lombalgie e i dolori irradiati causati da questo disturbo possono influire in maniera negativa sulla qualità della vita dei pazienti. Oltre a formicolii diffusi e sensazioni di intorpidimento degli arti, il disturbo può dare luogo alla "Claudicatio Motoria", ovvero un aumento esponenziale del dolore che si irradia agli arti inferiori durante la deambulazione.

Questo sintomo specifico è causato dalla diminuzione del flusso arterioso diretto alle gambe che è, a sua volta, determinato dalla stenosi, ovvero dalla diminuzione del diametro del canale vertebrale. Per il soggetto affetto da questo problema camminare diventerà sempre più doloroso ed egli dovrà spesso fermarsi per trovare sollievo. Individuare una cura per questa patologia, che può essere di origine congenita o degenerativa è possibile per via chirurgica.


CENTRO PER LO STUDIO E LA CHIRURGIA DELLA RACHIDE CERVICALE

Il professor Antonio Solini da diversi decenni si è specializzato presso l'Ospedale Le Molinette di Torino dove è, oggi, Primario della Divisione Ortopedica e Traumatologica, nella cura di questo e di altri disturbi della spina dorsale e dell'apparato cervicale ampiamente diffusi quali scoliosi, ernia del disco e artrosi cervicale. Sotto la guida dello specialista in ortopedia e chirurgia generale è sorto, nell'ospedale del capoluogo piemontese, il Centro per lo studio e la Chirurgia della Rachide Cervicale. Il professore Solini riceve anche presso la Clinica Fornaca.

Cosa sono le stenosi lombari

Si tratta di una patologia molto frequente che si manifesta con una progressiva diminuzione di autonomia di marcia del paziente che è costretto sempre più frequentemente a fermarsi per ovviare ai dolori crampiformi che colpiscono le gambe.

Naturalmente in questi casi bisogna subito escludere che non vi sia una arteriopatia periferica degli arti inferiori (arteriosclerosi) e ciò può essere fatto molto semplicemente con un Ecodoppler arterioso.

Esclusa questa evenienza il disturbo è legato a un progressivo restringimento del canale vertebrale lombare, infatti il canale vertebrale è paragonabile a un tubo idraulico in cui con l'andare degli anni si formano delle deposizioni e delle incrostazioni di calcare, restringendone progressivamente il lume con conseguente minor passaggio di acqua.

Orbene nel canale osseo lombare le incrostazioni sono determinate da deposizioni artrosiche (discopatia, osteofiti, calcificazioni, ecc.) che quindi aumentano con l'età: ora, nel canale lombare non passa ovviamente acqua, ma passano i nervi che vanno alle gambe. Quando il restringimento del canale è tale da comprimere e strozzare tali nervi si ha la sindrome da canale lombare stretto o stenosi lombare.

A riposo il paziente è spesso asintomatico ma quando sta molto in piedi o cammina a lungo compaiono dolori lancinanti ai polpacci che lo costringono a fermarsi per alcuni minuti. All'inizio questi disturbi compaiono dopo uno o due chilometri di marcia, poi sempre a minor distanza.

Personalmente opero tali pazienti quando mi dicono che non hanno una autonomia di marcia superiore ai 300 - 400 metri.
Infatti il trattamento radicale e risolutivo è chirurgico (allargamento del canale mediante laminectomia a più livelli): saranno esami specifici (RMN, TAC, elettromiografia) che ci confermeranno le necessità dell'intervento e quanto esso dovrà essere esteso.

Il recupero funzionale è rapido e non comporta particolari tutori ortopedici (un bustino di tela per qualche settimana) e poi un periodo di fisiochinesiterapia. L'intervento è però piuttosto lungo (minimo due ore) e va quindi attentamente valutato, in pazienti che spesso non sono più giovani. In alternativa, o nei casi molto iniziali, vi sono terapie mediche per migliorare il nutrimento dei nervi che stanno allo stretto, con FANS (per ridurre il dolore) e con fisioterapia.

Tali trattamenti permettono spesso di protrarre o addirittura evitare l'intervento chirurgico che spaventa tanto (a torto) questi pazienti.
Ma è la cattiva qualità di vita che quasi sempre li convince a sottoporsi alla soluzione chirurgica.