Cura dell'osteoporosi

Diagnosi e trattamenti per l'osteoporosi

L'osteoporosi è caratterizzata da una diminuzione della componente proteica e minerale dell'osso che provoca un'alterazione della microstruttura dello scheletro. Poiché l'osso diminuisce di resistenza diventando poroso e fragile, i pazienti affetti da tale patologia sono soggetti a un'elevata predisposizione alla frattura dell'anca, della colonna vertebrale e del polso. La tipologia più frequente colpisce il sesso femminile ed è definita post-menopausale. I principali fattori di rischio sono: ridotto picco di massa ossea, età avanzata, menopausa, magrezza, scarsa assunzione di calcio, uso di farmaci cortisonici, fumo, alcol e vita sedentaria.


DIAGNOSI DELL’OSTEOPOROSI

Specializzato nel trattamento dell'osteoporosi è il Prof. Antonio Solino, Primario di Ortopedia e Traumatologia dell'ospedale Le Molinette di Torino e medico chirurgo ortopedico presso la clinica Fornaca. Il Professore si occupa anche di altre patologie, quali la scoliosi, l'ernia del disco, l'artrosi cervicale e la stenosi lombare eseguendo interventi come l'innesto di protesi dell'anca e del ginocchio. La diagnosi dell'osteoporosi viene effettuata attraverso la densitometria ossea a raggi X a doppia energia denominata MOC, che consente la valutazione della quantità di osso, sia trabecolare che corticale.


TRATTAMENTO DELL’OSTEOPOROSI

Il Professor Solini sarà in grado di attuare la terapia più adeguata: nel caso di una paziente in menopausa, il trattamento richiederà un approccio multidisciplinare che coinvolgerà il ginecologo, il reumatologo, l'ortopedico e il fisiatra. La terapia medica andrà comunque integrata con quella fisica e con una corretta alimentazione.


COS'È L'OSTEOPOROSI

Come è noto l'osteoporosi è una malattia che impoverisce le ossa e la massa calcica che ne costituisce la parte portante.
Salvo rari casi di donne giovani, tale malattia colpisce le donne in menopausa con una frequenza altissima.

A parte la sintomatologia dolorosa che la malattia può provocare, il vero problema è la altissima frequenza della fratture del collo del femore e vertebrali, che sono una vera disgrazia che interviene nella vita di persone ormai adulte, che spesso vivono sole e che hanno quasi sempre patologie alterative di una certa importanza (cardiopatie, ipertensione, diabete, demenza senile, ecc..)

Credo di aver operato oltre 2000 fratture di collo del femore in pazienti osteoporotici e trattato più di 1000 fratture vertebrali su base osteoporotica.
L'ortopedico viene pertanto chiamato ad intervenire più sulle conseguenze della osteoporosi (fratture) che sulle cause che sono dismetaboliche.
Ma il suo compito è anche quello di saper curare e prevenire farmacologicamente tale malattia, onde non farla peggiorare e progredire nel tempo, con opportuni controlli periodici monitorando la malattia nel corso degli anni.

Personalmente ho sempre dato una grande importanza alla prevenzione delle fratture con insegnamenti di igiene posturale, comportamentale e gestionale onde limitare al minimo le occasioni traumatiche, talora anche con opportuni e mirati tutori ortopedici (soprattutto per la colonna vertebrale). Nel caso di frattura del collo del femore (la più frequente) ho sempre predicato la necessità di un intervento precocissimo, entro poche ore dalla rottura, perché il paziente anziano vede rompere con l'evento traumatico il suo già precario equilibrio vitale e ambientale, e quindi bisogna reintegrarlo il più presto possibile nella sua precedente realtà biologica e relazionale.

Non essendoci alternativa all'intervento chirurgico, poiché una frattura del collo del femore su base osteoporotiche non guarirà mai da sola, bisogna scegliere con esperienza e tempestività la soluzione più rapida, più efficace e più semplice per il singolo paziente. Infatti, a seconda del tipo di frattura, esistono varie alternative tecniche a carico del chirurgo. Io ho sempre privilegiato la tecnica più semplice, più efficace e più rapida per pazienti spesso molto difficili sul piano generale.

In sala operatoria ho sempre puntato a una piena collaborazione con l'anestesista anche in considerazione del fatto che una perfetta sinergia tra il personale dello staff medico permette di ridurre i tempi di sedazione, scegliere il tipo di anestesia meno rischioso, contenere i tempi di emorragia.
Voglio esemplificare tali concetti con una mia regola personale: Con la giusta equipe e un anestesista di fiducia, oggi posso dire che per una frattura del collo del femore impiego come tempo operativo non più di 15-20 minuti.

Questo è fondamentale per pazienti ormai spesso novantenni. I tempi di recupero per questi pazienti saranno proporzionali alla precocità dell'intervento e alla durata dello stesso. Un paziente che opero di frattura del collo del femore secondo i dettami precedentemente descritti può camminare già dopo una settimana in modo autonomo.

Diverso è il discorso per le fratture vertebrali su base osteoporotica. Tali lesioni sono spesso multiple o successive nel tempo e possono aggravare deformità preesistenti. Qualora esse non siano complicate da deficit neurologici (paraplegia), e si tratta della maggior parte dei casi, ritengo assai prudente ridurre l'intervento chirurgico al minimo indispensabile.

Un trattamento chirurgico infatti implica una lunga anestesia generale, un decubito operatorio prono con le ovvie difficoltà respiratorie in questa tipologia di pazienti e una perdita ematica spesso imponente. Pertanto prediligo il trattamento non chirurgico con opportuni tutori e accurata terapia antalgica. In caso di persistenza del dolore oltre i 30-40 gg. si può procedere con la vertebroplastica, che consiste in un'iniezione di cemento acrilico nella vertebra in anestesia locale. Tale tecnica è semplice, ma risulta applicabile solo in alcuni casi: qualora la frattura non interessi il muro vertebrale posteriore e se non vi è allergia al cemento acrilico.

Anche per questa casistica la prevenzione è la strada principale da perseguire, ma comporta un rapporto fiduciario continuato nel tempo tra l'ortopedico e il paziente o, più spesso, la paziente. Personalmente posso vantare questo tipo di rapporto professionale con molte decine di pazienti e solo una minima parte di essi sono giunti ad una frattura vertebrale: una terapia medica antiosteoporotica e un'opportuna attività di prevenzione possono ottenere ottimi risultati contro le fratture vertebrali su base osteoporotica.