Cura dell'ernia del disco

Trattamento delle Ernie del disco cervicali - lombari

L'ernia del disco è uno degli ambiti di specializzazione del Professor Antonio Solini, che si occupa di tutte le patologie legate al settore ortopedico. Il medico, che esegue anche operazioni chirurgiche, è Primario della Divisione di Ortopedia e Traumatologia l'ospedale Le Molinette di Torino dove, tra l'altro, ha avuto la possibilità di sperimentare per primo in Europa l'erniectomia per via cutanea con accesso mininvasivo.


LO SVILUPPO DELL’ERNIA

L'ernia del disco cervicale - lombare si manifesta generalmente in due fasi successive: la lombalgia, ossia il classico mal di schiena, a cui successivamente si associa la sciatica o un dolore che si estende fino alla pianta o al dorso del piede.

Questa patologia che colpisce la colonna vertebrale, comporta una rottura o uno sfiancamento del disco, conseguenza della degenerazione e dell'invecchiamento a cui tale parte del corpo è naturalmente esposta.

A seconda della modalità con cui tale patologia si manifesta, può essere classificata come contenuta, quando il disco ha una sporgenza circoscritta al canale vertebrale, protrusa, se genera uno spostamento parziale del nucleo al livello del midollo spinale oppure espulsa, quando si verifica la rottura dell'anello con fuoriuscita di materiale discale che invade il canale vertebrale.


VISITE E CONSULENZE MEDICO-SPECIALISTICHE

Il Professor Solini, specializzato anche in scoliosi e stenosi, prima di procedere con interventi di tipo chirurgico, visita accuratamente il paziente, in modo da capire qual è l'operazione più appropriata da effettuare e offre una serie di indicazioni in merito allo stile di vita da seguire per evitare l'aggravarsi o l'insorgere della patologia.

Il professor Solini e le ernie del disco

I dischi vertebrali sono delle strutture molli, gelatinose, che sono interposte tra una vertebra e l'altra. Molto ricchi in acqua e sottoposti a continua tensione, i dischi agiscono come dei veri e propri ammortizzatori tra una vertebra e l’altra. Essi sono in totale 23, poiché tra la prima e seconda cervicale non esiste disco, così come tra le vertebre sacrali da S 1 in giù, dato che il sacro è un unico corpo osseo.

Va subito detto che i dischi dorsali sono molto fissi, poiché la presenza delle costole rende la gabbia toracica una struttura rigida che consente ai dischi solo minimi movimenti. I dischi cervicali e lombari invece, più mobili, sono soggetti a scivolamenti e movimenti che possono portarli fuori dalla loro sede. Naturalmente in questo eccesso di movimento possono intervenire processi professionali o di tipo sportivo: il disco più viene sollecitato, più nel tempo può uscire dalla sua sede.

Siccome dietro i dischi esistono strutture anatomiche importanti, come radici nervose e midollo spinale, se l'ernia è sufficientemente grossa può portare alla compressione di queste strutture. Vi è una differenza fondamentale tra rachide cervicale e lombare: a livello cervicale, oltre alle radici nervose che vanno alle braccia, vi è il midollo spinale, assai delicato e sensibile. A livello lombare tale struttura non esiste più, pertanto la compressione può esercitarsi solo sulle radici nervose che vanno alle gambe.

La differenza è determinante in quanto un’ernia discale cervicale, molto grossa e a sede mediana, può esercitare una compressione sul midollo nervoso spinale che comporta la paralisi delle gambe e va operata con massima urgenza. Un’ernia lombare, anche se molto dolorosa per il paziente, determina una compressione sulle radici nervose con sciatica, ma non sul midollo, e può essere operata anche con una certa calma, poiché le radici nervose sopportano la compressione molto meglio che il midollo, molto più delicato.

Al di là di queste differenze fondamentali, l'ernia del disco, sia cervicale che lombare, è violentemente dolorosa per il paziente con brachialgia o sciatalgia. Oggi il chirurgo ha a disposizione strumenti d'indagine che non solo confermano la diagnosi, ma dettagliano la sede, la tipologia, l'entità dell'ernia. Nella pratica protrusioni erniarie sono di media o modesta entità e pertanto non necessitano di essere aggredite subito chirurgicamente: un'accurata, precisa, terapia medica e fisioterapica può molte volte risolvere la sintomatologia.

Qualora il trattamento sia deciso in sala operatoria, vi sono varie alternative.

Ricordo che sono stato molti anni fa il primo specialista ad operare le ernie lombari con la nucleo aspirazione, cioè con una tecnica nata negli States, che non prevedeva una vera terapia chirurgica, ma che permetteva, in anestesia locale, l’introduzione di una piccola sonda nel disco e aspirarne l'ernia. Altre tecniche si sono succedute e si succedono sempre con l'obbiettivo di operare nella maniera meno traumatica possibile e consentire un recupero funzionale del paziente rapido e indolore. È importante specificare che queste tecniche sono attuabili in selezionati casi (ernie piccole, contenute, non espulse) ma rappresentano un indubbio progresso in tale ambito patologico.

A livello delle ernie cervicali il discorso è diverso, nel senso che sul piano teorico l'intervento è molto più delicato per le possibili complicanze neurologiche: nella mia esperienza posso dire che mi sono sentito sicuro solo dopo alcune centinaia di ernie cervicali operate.
Oggi i pazienti operati di ernia cervicale si alzano il giorno dopo l'intervento, vengono dimessi dopo due giorni e possono guidare la macchina passata una settimana. Anche in questo ambito l'evoluzione delle tecniche ha molto aiutato il chirurgo: fino a trent'anni fa i pazienti che operavo dovevano portare un gesso per due mesi.

A livello lombare invece l'intervento è molto meno rischioso e si può dire che oggi sia diventato quasi di routine, purchè il chirurgo ne abbia una lunga esperienza: infatti il problema è squisitamente tecnico. Delicatezza, precisione, risparmio delle strutture anatomiche, buona visione del campo operatorio, sono essenziali.

Si parla molto delle recidive e la letteratura mondiale riporta un 7 - 10% di insuccessi a lungo termine. La possibilità di recidive reali, di aderenze cicatriziali, di instabilità postuma, è infatti persistente. Una volta informato il paziente, questo rischio non può essere motivo di esclusione dell'opzione chirurgica, che rimane in molti casi l'unica soluzione possibile per soggetti con una qualità di vita insopportabile.

La prudenza mi ha sempre consigliato di attuare preventivamente la terapia conservativa, cioè non chirurgica. Ma se questa ha avuto scarsi risultati, non bisogna avere paura di procedere in sala operatoria. Al giorno d'oggi la riabilitazione nella chirurgia dell'ernia discale è rapidissima e il paziente è reintegrato nella propria posizione lavorativa e sociale in brevissimo tempo.