Cura dell'Artrosi cervicale

Trattamenti per le artrosi cervicali

L'artrosi cervicale è una degenerazione patologica che colpisce le vertebre del collo.
Le sue cause sono da imputarsi a: età avanzata, lavori sedentari, errori posturali, la pratica di sport particolarmente traumatici, attività lavorative pesanti o lesioni accidentali, come nel caso del classico colpo di frusta.

Dal 1980 il Prof. Solini è primario della Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell'ospedale Molinette di Torino nonché operativo presso la Clinica Fornaca del capoluogo piemontese.


SINTOMATOLOGIA DELL'ARTROSI

Uno dei sintomi tipici di questa patologia è il rumore che si avverte nelle rotazioni del collo seguito da altri come la difficoltà nei movimenti di estensione, flessione e rotazione, emicrania, riduzione della forza, vertigini e nevralgia del trigemino.

Il Professor Antonio Solini è lo stimato medico e chirurgo ortopedico in grado di trattare l'artrosi cervicale, ma anche altre problematiche dell'apparato muscolo-scheletrico come la scoliosi, l'ernia del disco e l'osteoporosi.


DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELL’ARTROSI CERVICALE

Nel caso specifico dell'individuazione dell'artrosi cervicale, Il Professor Solini deciderà se procedere con una radiografia, una TAC, un'elettromiografia o una risonanza. Per quanto riguarda la terapia, essa dipenderà dalle cause e dalla gravità: nei casi meno seri, oltre al riposo o alla somministrazione di farmaci antiartrosici e antinfiammatori è indicato ricorrere al collare cervicale.

In situazioni più gravi sarà necessario effettuare un intervento chirurgico in grado di risolvere la compressione sulle strutture nervose.

Ma cosa comporta l'artrosi cervicale?

L'artrosi cervicale è una patologia molto frequente anche se non può essere definita una vera e propria malattia, perchè in realtà l'artrosi cervicale si può considerare un evento fisiologico, come i capelli bianchi. Infatti il rachide cervicale è il tratto più mobile della colonna vertebrale e pertanto è soggetto ad usura, a consumo e quindi ad artrosi.

È praticamente impossibile che un soggetto al di sopra dei 50-60 anni non abbia manifestazioni anatomiche di artrosi cervicale.
Per fortuna nella maggior parte dei casi tali manifestazioni sono asintomatiche. Ma circa il 10% della popolazione adulta o anziana “ha la cervicale” come dice la gente, cioè soffre in maggiore o minore misura di male al collo, in maniera continuativa o saltuaria.

Nella stragrande maggioranza dei casi la sintomatologia, pur dolorosa e fastidiosa per il paziente, non comporta gravi conseguenze neurologiche.
Sono infatti soprattutto le compromissioni neurologiche, radicolari o midollari, che fanno diventare gravi le manifestazioni cliniche della malattia.

L'artrosi cervicale può restringere il canale vertebrale in cui passa una struttura nervosa importantissima, il midollo spinale, e danneggiarla.
Dal verificarsi di tutto ciò ne consegue la perdita progressiva dell'uso degli arti inferiori fino alla paraparesi con impossibilità alla deambulazione.

Spesso in questi casi si tratta di pazienti in condizioni generali ancora buone e quindi con una aspettativa di vita molto lunga: si pensi ai costi sociali e assistenziali per la società, la quale deve farsi carico di tali pazienti.

Per fortuna la percentuale di pazienti che arrivano a tale stadio è solo del 1-2% ma sul totale dei cervicoartrosici il numero assoluto è sempre alto.
Una sindrome molto frequente nell'artrosi cervicale e molto invalidante per il paziente è la sindrome da Insufficienza Vertebro Basilare da uncoartrosi, che è una particolare forma anatomica di cervicoartrosi. Essa si manifesta con cefalea, nausea, vertigini, acufeni, scotomi, turbe della memoria, difficoltà di concentrazione, senso di sbandamento, confusione mentale ecc.. .

Si scatena soprattutto con dei movimenti di rotazione o di ipereestensione del capo (come nell'atto di radersi o di fare marcia indietro con la macchina o di guardare in alto nel riporre un oggetto su un ripiano di elevato). Nella grande maggioranza dei casi si tratta solo di patologia del plesso nervoso ortosimpatico periaxterioso delle arterie vertebrali, e quindi il trattamento sarà medico e non chirurgico, anche se tale trattamento è molto delicato e lungo nel tempo. Pochissimi casi giungono al tavolo operatorio.

Ho iniziato la chirurgia dell'artrosi cervicale dal 1978 e da allora ho operato centinaia e centinaia di casi, ho pubblicato oltre 200 lavori a stampa su riviste specialistiche italiane e straniere, ho organizzato molteplici congressi sul tema e posso dire che oggi non vi è congresso in Italia su questo argomento cui io non sia invitato a parlare. Sulla scorta della mia esperienza posso esprimere due idee fondamentali.

Primo, è impossibile sintetizzare tutte le tecniche a disposizione del chirurgo per trattare tale patologia, perché esistono più varietà anatomiche di artrosi cervicale e ognuna di esse richiede una sua propria metodica e perché ogni chirurgo predilige la tecnica cui è più abituato e in cui si sente più sicuro.

Secondo la curva di apprendimento per tale chirurgia è molto lunga e difficoltosa e questo è il motivo per cui venti anni fa eravamo veramente pochi in Italia a praticarla.

Oggi invece, non dico che sia di routine come una artroscopia, ma vi è stata una sorprendente progressione di centri (non importa se ortopedici o neurochirurgici) ove si pratica questo tipo di chirurgia e con buoni risultati complessivi.

Voglio infine precisare che la mia esperienza mi ha insegnato che qualora lo specialista sulla scorta di esami molto dettagliati (TAC, RMN, EMG, Potenz. Evocati, ecc..) ponga una indicazione chirurgica, essa deve essere il più precoce possibile poiché i risultati sono molto diversi rispetto a una compressione datata nel tempo e che ha già creato danni irreversibili.